"Chiedete chi sono gli Stadio, nei club"                                                                   News

Inizia il mini tour della band bolognese. Curreri: "Suonando troverermo le idee per il nuovo cd"

"Ormai i pezzi si mettono sul computer, poi si va in sala e si suonano...Noi vogliamo tornare alle origini: vogliamo ritrovare le nostre sonorità dal vivo e poi portarle in sala di incisione", dice con la voce di chi ha un grande progetto Gaetano Curreri, e per questo gli Stadio se ne vanno in giro per il club.
Sarà un mini tour dove "si potrà suonare davvero, quasi acustici". E Curreri voce, tastiere e soprattutto anima, della band, spiega il significato di "acustico": "Sentiremo i nostri suoni senza tutti gli artifici che ti seguono nei grandi spazi. E' il modo migliore per proporsi al pubblico e per capire dal pubblico quello che chiede".

In pratica sarà una caccia all'idea:

"In un certo senso sì. Abbiamo addirittura evitato di fare una scaletta. Suoneremo quello che ci chiedono e quello che sentiamo al momento. Anche del materiale nuovo".
Una sola eccezione. "I fans spesso ci chedono Graffiti, un pezzo che ha più di dieci annni e che non abbiamo mai eseguito dal vivo. Ora l' abbiamo rivisto e lo faremo".

Del passato non si rinnega niente:

"Abbiamo sempre cercato di guardare avanti. Mi piace ascoltare Grande figlio di puttana o Chiedi chi erano i Beatles, ma è bello anche di essere consapevoli di aver cercato ogni volta qualcosa di nuovo. Anche grazie a Saverio Grandi, che mi aiuta non soltanto nei testi, ma nello sviluppo delle idee. E' un collaboratore prezioso, il nostro Mogol".

Del nostro panorama musicale a Curreri non vanno giù i discografici:

"Ci vorrebbe più coraggio. Visto le Vibrazioni? Sono straordinari. Ma ce ne sono tanti altri che non vengono fuori, perchè le case discografiche non prendono rischi, vanno sul sicuro e così gente che meriterebbe di lavorare resta nell' ombra".

E gli Stadio, che dall' ombra sono usciti da circa venticinque anni, che promettono col nuovo cd?

"Ci piacciono i vestiti che portavamo vent' anni fa, ma ora ne indossiamo anche altri. E vogliamo...suonarli".

da "Leggo" di giovedì 25 novembre.

Fabio Maccheroni