Gaetano Curreri parla di Occhi negli occhi
, il nuovo album della band emiliana. Un organico discorso sul bello e il brutto dei sentimenti, seguendo il filo di canzoni "fatte in casa". Tra gli autori, anche Francesco Guccini e Paolo Conte Ne è passato di tempo da quella volta che, nel mezzo degli anni Settanta, Lucio Dalla assoldò Gaetano Curreri vedendolo suonare le tastiere in un gruppo che comprendeva anche il suo batterista, Giovanni Pezzoli, poi diventato il 'metronomo' degli Stadio. Curreri parla volentieri del nuovo album del gruppo, ci tiene a spiegarlo questo Occhi negli occhi, in cui sfilano nove canzoni inedite e due pezzi vecchi. Uno, Una casa nuova, l'ha scritto pochi anni fa insieme a Francesco Guccini, ed è finito a Patty Pravo. L'altro è invece uno straordinario brano poco noto di Paolo Conte, Un vecchio errore, che è stata la molla che ha dato l'identità a questo nuovo lavoro del gruppo emiliano."E' un disco fatto in casa " ci racconta il leader della band - curato come si curano le cose che ti appartengono completamente. E' un disco molto amorevole".

E' confidenziale, intimista. Come mai ?
Non direi intimista. Secondo me voi giornalisti quando si parla d'amore subito parlate di disco intimista. E' un disco di sentimenti, come se ne stanno facendo tanti in questo momento. Penso a Springsteen, penso anche al prossimo di Peter Gabriel, ho letto delle cose che dicono che anche lui è andato molto sui sentimenti. Francesco Guccini, che stimo e ammiro molto, mi ha insegnato una cosa quando abbiamo scritto delle canzoni insieme. Mi diceva: "Di cosa vuoi che parliamo in questa canzone?". Il concetto è questo: noi ci siamo guardati e abbiamo detto: "Di cosa vogliamo parlare in questo disco? Di sentimenti".
E la canzone di Conte, com'è venuta?
E' un pezzo che io corteggiavo da tempo. Mi stava a cuore, lo ascoltavo spesso. L'ho ascoltato insieme a Saverio Grandi, avevamo già scritto alcune canzoni, ma lì abbiamo capito che il disco doveva avere un certo sapore, doveva parlare appunto di tutto quello che sta intorno al discorso dell'amore, trattato in un certo modo, non con il solito discorso di coppia, 'quanto ti voglio bene', 'quanto mi vuoi bene' eccetera. Abbiamo voluto, attraverso il discorso dell'amore, andare a scavare nei rapporti fra le persone: i dolori, la memoria, gli odori, temi che noi già altre volte avevamo toccato. Però questa volta l'abbiamo fatto in maniera molto precisa e molto omogenea. C’è una frase che mi ha sempre colpito nella canzone di Conte ed è "amare l'amore/senza mai fare neanche un errore" e poi nel testo c'è anche lo specchio che ti insegue, che ti si para davanti come a dire guarda che tutti gli errori che hai fatto li paghi. E io gli dico "li ho già pagati, li pago ogni volta che mi rendo conto di aver sbagliato una cosa, ti rimane qualcosa che non puoi cancellare". Raccontando queste cose è venuto fuori un disco molto organico. E' uscito fuori come le matrioske, una bambolina dentro l'altra.
E il brano composto con Guccini ?
Avevo molta voglia di cantarlo. E' una canzone in cui mi sono ritrovato subito, appena l'ho scritta con Francesco. Poi l'abbiamo data a Patty Pravo perché era perfetta per lei.
Il resto del disco è venuto di conseguenza.
Sì, è nata Sorprendimi e ci siamo accorti che c'entrava anche quella, con quel "adesso andiamo nel vento e riapriamo le ali", cioè il meravigliarsi ancora ma in maniera positiva, non il meravigliarsi del dolore, ma delle cose belle che ti può riservare la vita. Sembrava un pezzo fatto apposta per stare nel discorso dello specchio, che non serve solo per guardarsi le rughe, ma per dirci anche che possiamo essere migliori di quello che siamo. Basta volerlo, basta cercare di prendere dalla vita le cose belle, non soltanto l'arrovellarsi su se stessi e sui problemi. E' un disco ottimista. Noi crediamo nell'ottimismo.