"Tour club": gli Stadio chiudono all'Alpheus:
Tappa finale della mini tournče del gruppo bolognese.
Il leader Gaetano Curreri:
"E' un ritorno alle origini per noi".
Pių di due ore di concerto, ben 23 canzoni e tanta voglia di suonare nei locali
"che sanno di fumo e musica"
Il leader Gaetano Curreri:
"All'inizio dell'anno eravamo indecisi. Isole o locali? Ma visto che le prime erano tutte piene di vip...la scelta era obbligata. Scherzi a parte, nei locali abbiamo iniziato la nostra carriera e in questi posti fumosi ci siete voi, il nostro pubblico".
E' cominciato cosė il concerto all'Alpheus degli Stadio, tappa romana della storica band che chiude il mini tour di Gaetano Curreri e company.
Sei le date complessive in giro per l'Italia, una versione corta delle abituali tournee del gruppo che ha deciso di tornare a suonare nei locali "che sanno di fumo e musica", prima di chiudersi in studio per sfornare le nuovi canzoni del prossimo album.
Un ritorno alle origini, si puō dire, come ci ha confessato lo stesso Curreri prima di salire sul piccolo palco del locale testaccino: "Eravamo ad Amburgo, all'inizio degli anni Ottanta, accompagnavamo Lucio Dalla, ed erano saltate un paio di date. Cosė l'impresario ci disse 'o ve ne andate e tornate quando riprendono i concerti, oppure organizzo qualche serata nei locali della cittā'. Ovviamente accettammo subito...".
E cominciō cosė la lunga carriera degli Stadio, "rivisitata" nella tappa romana con ben 23 canzoni, ma con un pubblico che, forse, poteva essere pių numeroso, visto che nella grande sala dell'Alpheus ci saranno state si e no 150 persone. E chi non č venuto, o non lo ha saputo, si č perso una gran bel concerto, problemi di audio e di luci a parte (peraltro fatte sonoramente notare dalla platea...), cominciato da un Gaetano Curreri in gran forma che ha esordito con "Graffiti" e proseguito, via via, con alcuni pezzi dell'ultimo repertorio del gruppo come "Cerca di non essere via, Chissā che cos'č, Ho bisogno di voi, Volo d'amore, Sorprendimi", tutte rigorosamente accompagnate dal coro di un pubblico abbastanza eterogeneo, sintesi perfetta della filosofia musicale degli Stadio.
Giā, perché a cantare a squarciagola "La faccia delle donne" (con Curreri che doppiava Vasco Rossi con mimica e occhiali da sole), c'erano coppie, sposate o innamorati, in alcuni casi con figli al seguito che guardavano perplessi i "grandi" che si dimenavano e cantavano.
Figliolanza che, in molte situazioni, nasceva, č il caso di dirlo, proprio grazie alle canzoni da "reparto maternitā" degli Stadio, fotografate in un poker da accendini accesi "Lo zaino, C'č, Universi sommersi, Ballando al buio".
Un momento calmo prima dei fuochi d'artificio, un finale in crescendo che cominciava con la bellissima "Equilibrio instabile" e proseguiva con le hit pių famose, "Acqua e sapone, Grande figlio di puttana, Disperato bisogno d'amore" e "Chiedi chi erano i Beatles" chiusa con il refrain di "Hey Jude" dei Fab Four.
Poi i tre bis ("Bella pių che mai, Stabiliamo un contatto, Canzoni alla radio"), chiesti a gran voce dal pubblico, ed il concerto si chiudeva con il classico "Allo stadio", la "resa" di Curreri che, ironicamente, implora il pubblico di andarsene a casa.